I am Palestine
Termina oggi a Londra il Palestine Film Festival dopo due settimane di proiezioni e dibattiti tenutosi tra il Barbican Centre e la Soas – the School of Oriental and African Studies.
IO purtroppo sono arrivata come al solito in ritardo.. Un’amica me l’ha segnalato solo una settimana fa, e da allora ogni pomeriggio prendo la bici e pedalo contro vento fino alla Soas pronta con il pacchetto di fazzoletti in mano alla visione del prossimo documentario.
Sono stati giorni intensi, intervallati per altro da un intervento di Hazem Jamjoum, Communications Officer al Badil Resource Center for Palestinian Residency & Refugee Rights (http://www.badil.org) di Bethlehem. Una conferenza importante e istruttiva e sicuramente molto ispiratrice organizzata dal King’s College of London Action Palestine. Molti i riferimenti al saggio di Eyal Weizman Hollow Land di cui per altro parla Benni in quel post lì. Per chi fosse interessato, sarà possibile a giorni scaricare l’intervento di Jamjoun da qualche parte in rete che ancora ignoro. Appena mi verrà segnalato lascerò un messaggino.
Ne approfitto di questa sede per segnalare e invitare chi fosse interessato alla visione dei documentari che più mi hanno colpito.
- I am in Jerusalem di Mona Jaridi (2007). Documentario che esplora la vita nella Gerusalemme occupata attraverso gli occhi di un bambino di undici anni. Simpatico e facile da digerire.
- The Arson Continues di Bashar Hamdan (2009). Il 21 agosto 1969 un incendio scoppia nella moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme. Un documentario che discute le controversie di quell’atto e e tutto ciò che tutt’oggi gira attorno ad esso.
- Welcome To Hebron di Terje Carlsson (2007). Girato completamente ad Hebron nella West Bank, questo documentario si sviluppa attorno al commovente ritratto della dicisattenne Leila Sarsour, delle persone che fanno parte della sua vita e di quelle che ogni giorno la rendono impossibile. Toccante nei contenuti, impeccabile nella tecnica. Difficile uscirne senza provare il desiderio di farsi saltare in aria nella sinagoga più vicina (…).
- 25 Thousand Tents or More di Samer Salameh (2008). Questo documentario racconta le storie di alcune centinaia di palestinesi iracheni bloccati nel campo di al-Tanaf, nella no-man’s land tra Siria e Iraq. In seguito all’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003, i Palestinesi che vi avevano trovato rifugio dopo il 1948 vengono costretti a un ulteriore esodo. Samer Salameh, che ho conosciuto durante il mio ultimo soggiorno in Siria, si è visto rifiutare la richiesta del visto e non è potuto essere presente alla visione del suo film. E’ la quarta volta che viene invitato a un festival in giro per il mondo e la quarta volta che non riesce ad esserci. La buona notizia è che oggi al-Tanaf sta chiudendo e ufficialmente tutte le famiglie sono state rimpiazzate tra Europa, Sudamerica, Australia e Usa. Alcuni degli intervistati nel film ho avuto modo di conoscerli in Svezia lo scorso invern: sono rifugiati politici e hanno uno stato che si prende cura di loro, per la prima volta dopo 62 anni.
- I am Ghazza di Asma Bseiso (2009). Filmato dopo l’operazione Piombo Fuso che ha raso al suolo Gaza tra il dicembre 2008 e gennaio 2009, il film affronta l’impatto sociale e psicologico della guerra sulla popolazione, in particolare i bambini, attraverso la testimonianza del dr. Eyad Sarraj, uno dei massimi psicoterapisti attivi a Gaza. Struggente, raccapricciante, crudissimo.
- To Shoot an Elephant di Alberto Arce e Mohammad Rujailah (2009) e con l’intervento e il prezioso aiuto di Vittorio Arrigoni, Eva Bartlett, Ewa Jasiewicz dell’ISM che assieme a due corrispondenti di Al Jazeera International (Ayman Mohyeldin and Sherine Tadros) sono stati gli unici stranieri rimasti a Gaza durante l’assedio. Girato interamente durante l’operazione Piombo Fuso, questo film segue gli straordinarie ed eroici coraggi degli autisti di ambulanze e del personale medico dell’ospedale al-Awda di Jabalya, offrendo allo stesso tempo un quadro generale dell’orrore di quei giorni a Gaza.
- Six Floors to Hell di Jonathan ben Efrat/Video 48 Collective (2008). Nei pressi dell’incrocio Geha, a Tel Aviv, centinaia di palestinesi vivono sette piani sotto terra e ogni giorno cercano di entrare in Israele per cercare lavoro e portare a casa quattro soldi. Un ritratto di voci fantasma.
- Jaffa: The Orange’s Clockwork di Eyal Sivan (2009). Un saggio politico che scava la storia del famoso frutto conosciuto in tutto il mondo come la “arancia di Jaffa” che era una volta un simbolo e un industria condivisa da arabi ed ebrei della Palestina.
Altra cosa, ho aggiornato finalmente i miei link qui in basso a destra da qualche parte.
Oltre a quelli di amiche, tipo Marta che cura vestiti e modelli coi fiocchi su LE Toille e Benni che tiene Semitismi, un blog assai interessante sul mondo arabo ed ebraico visto e analizzato da vari punti di vista, mi sono permessa di segnalare il lavoro di chi si fa un mazzo tanto in posti mica tanto carini in cui vivere. InGaza, RafahToday e GuerrillaRadio sono alcuni di questi. FreeGaza è il sito del movimento che organizza i convogli di barche che portano a Gaza cibo, medicine, materiale scolastico e quantaltro. Ho conosciuto proprio ieri Ewa Jasiewicz; le barche dice, – tra cui la Rachel Connie – sono pronte, ora servono solo i fondi. Se tra di voi c’è qualcuno che ha 50,000 euro e vuole dedicarli a questa causa, può contattarla tramite il link. Il sito dell’ISM funge anche come portale d’informazione, così come Electronic Intifada e il Palestinian Centre of Human Rights. Jews sans frontiers è un blog di ebrei anti sionisti.
Buona informazione a tutti.

Ma un festival su qualcosa tipo Gianni e Pinotto, no, vero???
oi bea volevo segnalarti il sito degli obiettori di coscienza israeliani: http://december18th.org/
e tra l’altro pui togliere luoghivaregati dal blogroll, visto che ora è tutto sotto lineavariegata
salut!
muy interesante, agente!prenderò visione al più presto dei documentare da lei segnalati…
Allora non è solo il nostro computer che ha problemi con la s
Dimenticavo. BENVENUTA IN ITALIA